Chiunque sia costretto a fare rinunce, a contare le calorie contenute in ogni piatto, in realtà rinuncia alla propria libertà e dovrà vivere quotidianamente la dieta come un sacrificio. Dieta Gift propone invece come uno dei cardini fondamentali la normocaloricità, che consiste nel fornire all’organismo la giusta quantità di calorie, secondo i fabbisogni individuali. Allora la domanda è: Come dimagrire se non si riducono le calorie ingerite?
Ci sono i sostenitori del bilancio calorico, infatti hanno per anni continuato a difendere le proprie teorie basandosi sulla convinzione che “una caloria è una caloria” e quindi, riducendo l’apporto si possono far dimagrire le persone. Ecco perché molte diete falliscono e dietro c’è un business spaventoso. Questo concetto è assolutamente errato se lo esaminiamo dal punto di vista degli effetti biologici degli alimenti. Infatti, se lo vediamo da un altro punto di vista, noteremo che gli ormoni tiroidei trasformino l’energia assunta col cibo in energia (ATP) e quindi le risposte del nostro corpo possono cambiare moltissimo. Nel primo caso, l’ATP prodotto in eccesso rispetto ai fabbisogni può essere usato per accumulare, nel secondo, il calore viene sprecato per riscaldare il corpo e per essere disperso. È evidente che quindi dal punto di vista dell’accumulo di grasso, una caloria può non essere uguale ad un’altra se le sue condizioni di assunzione sono diverse (per ora del giorno, per situazione metabolica in corso, per abbinamento con altri cibi, per composizione del nutrimento). Se quindi è vero (la matematica non è un’opinione) che il dimagrimento avviene solo quando la quantità di calorie assunte è inferire a quella consumata, è anche vero, che è possibile lavorare assecondando le naturali tendenze del corpo, piuttosto che contrastarle, per ottenere lo stesso risultato.
La maggior parte delle diete che comportano una maggiore o minore restrizione calorica, ignora o sottovaluta il fatto che non appena l’introduzione di cibo diminuisce, l’organismo risponde rallentando i consumi. Il risultato è frustante, tu fai la fame, lui rallenta i consumi e non dimagrisci.
Quando l’organismo rallenta, tutte le sue funzioni: chimiche, fisiche, anaboliche che cataboliche diminuiscono. Vengono coinvolte tutte le funzioni del corpo: la regolazione della temperatura corporea, le funzioni digestive, epatiche, cardiache, il sistema immunitario e l’attività delle ricostruzioni corporee.
Un metabolismo attivo significa un organismo che lavora a pieno regime: nel consumo delle calorie assunte, nell’eliminazione delle scorie metaboliche, nella riparazione dei tessuti dannegiati, nella rapidità e brillantezza mentale e nella capacità di avere un fisico che lavori al massimo.
Pe capire ancora meglio quanto detto: immaginate il meccanismo di assimilazione e consumo, pensando ad una vasca da bagno, il cui il livello dell’acqua rappresenta la quatità ottimale di cibo assunto, il getto del rubinetto rappresenta la quatità di alimento che ingeriamo, mentre il foro di scarico ciò che consumiamo.
Chi basa la propria dieta su rigidi calcoli calorici, ipotizza con ingenua semplicità che il corpo sia una macchina metallica dotata di risposte meccaniche. Basta ridurre il getto del rubinetto e il gioco è fatto. Invece non è così, appena il getto diminuisce, prima ancora che se ne possano vedere gli effetti, l’organismo reagisce stringendo il foro d’uscita, in previsione di una futura carestia. Con il risultato che, non solo non si dimagrisce (per farlo bisognerebbe azzerare del tutto il rubinetto), ma si rischia di ridurre tutte le funzioni. Anche le ghiandole inizieranno a lavorare meno, la prima di tutti è l’ipofesi, poi la tiroide, le gonadi, il timo, il pancreas, le paratiroide e le ghiandole surreali.
Vale veramente la pena ridurre il metabolismo basale per perdere peso, quando c’è un altro modo?

